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Esclusiva – Quando solo i “negri” fanno notizia… Vi ricordate di Zoro? “Capitan” CANNAVARO, se ci sei…

Napolisportweb vi propone un articolo datato 30 novembre 2005 del Corriere della Sera. Vi parla di quella volta in cui il difensore del Messina, Zoro, a margine di persistenti “buu” razzisti a lui diretti, indignato, decide di far interrompere la partita. Il noto quotidiano ci tiene a far sapere che trattasi di “un inedito per la Serie A”. Eppure, in Premier League questo genere di cose non sono tollerate.

Qual è la differenza tra la discriminazione nei confronti di persone di colore e discriminazioni verso il popolo napoletano? Dopotutto, il video che segue parla chiaro. Pertanto, sorge spontanea una domanda: per quale ragione IL CAPITANO DEL NAPOLI, PAOLO CANNAVARO, non prende provvedimenti e va dall’arbitro a denunciare l’accaduto? Così che – almeno – possa essere messo a referto l’evento delittuoso, in modo che l’accaduto venga adeguatamente considerato da un troppo poco solerte (e lo sappiamo) Giudice Sportivo Tosel.

Paolo, ci sei? Sei il capitano del Napoli? Non ci sembra.

Ecco a voi il video degli insulti razzisti e l’articolo del Corriere della Sera che tratta del caso “Zoro” scegliendo autonomamente di sorvolare sul noto servizio a STAMPO DISCRIMINATORIO (il giornalista: riconoscete i napoletani dalla puzza?) del Tg 3 Piemonte. Meglio non sparare sulla croce rossa.

MESSINA – Una cosa mai vista, almeno sui campi da gioco italiani. Quello che ha compiuto Marco Andrè Kpolo Zoro, classe ’83 e professione difensore, allo stadio San Filippo di Messina è un inedito assoluto nella Serie A.

Capita che durante il secondo tempo della gara contro l’Inter, il roccioso numero 8 dei siciliani viene beccato dai soliti odiosi «buu» razzisti della curva avversaria. Per i giocatori di colore che militano nel nostro campionato è uno scotto, a cui, volenti o nolenti, hanno finito con l’abituarsi. Solo che Zoro stavolta non ci sta e reagisce platealmente. E come l’attaccante del Barcellona Samuel Eto’o che, fatto oggetto di un lancio di noccioline, si vendicò danzando come una scimmia per festeggiare un gol in una partita della Liga spagnola, Zoro lascia il proprio segno.

Esemplare la reazione dell’ivoriano che al 21′ del secondo tempo, all’ennesimo insulto piovuto dagli spalti, prende il pallone in mano e si dirige a passo celere verso la panchina. «Me ne vado, basta», sembra dire facendo con le braccia il gesto di smettere.

I compagni e gli avversari lo circondano, tentano di persuaderlo. Il più convinto sembra Adriano che lo abbraccia e gli parla insistentemente, e alla fine lo convince. Zoro resta in campo, il suo Messina perde per 2 a 1, ma nessuno ha voglia a fine partita di commentare il risultato.

L’episodio ha avviato l’intervento immediato dell’ufficio indagini della Figc che ha subito ascoltato il giocatore. L’Inter interviene con Giacinto Facchetti che «a nome della società» chiede scusa a Zoro «se qualcuno è stato maleducato». E Zoro spiega così il suo gesto di ribellione: «Io non voglio fare il personaggio. Ma non accetto che la gente venga nello stadio, in casa mia, per rivolgermi insulti razzisti. Ho accettato di tornare in campo solo per loro perché mi dispiaceva di far perdere la partita all’Inter o fare uno sgarbo a dei miei colleghi».

30 novembre 2005

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