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Mauro: “Juventus e Napoli giocano un calcio diverso, ma comunque divertente. Mi fa un brutto effetto…”

Due trofei per parte: un campionato sia con la Juventus che con il Napoli, la Supercoppa italiana con la maglia azzurra e la Coppa Intercontinentale con quella bianconera: questo il palmarès di Massimo Mauro, attuale commentatore televisivo per Sky. Intervistato da Tuttosport, l’ex calciatore ha presentato la sfida di stasera tra “Titani”.

Massimo Mauro, lei ha giocato con Platini e Maradona (pure Zico, ma oggi è fuori tema): che effetto le fa vedere Juventus-Napoli in cui non ci saranno maglie numero 10?

«Un brutto effetto, perché quelle maglie sono state vestite da Platini, Maradona, Baggio, Zola, Del Piero… Sarebbe bello vederne almeno uno in campo per divertirsi ancora di più. Ma è una tendenza generale del calcio italiano che non sforna più uomini di fantasia: con l’addio di Del Piero rimane Totti che, anche se Zeman si ostina a schierarlo esterno, resta un dieci autentico. Ormai i dieci devono riciclarsi come attaccanti, il calcio va in quella direzione. Neanche Messi è un vero dieci ormai: nel Barça fa il centravanti e i problemi che ha sempre avuto in nazionale è che lo facevano giocare dietro due punte, come Maradona. E pure con l’Argentina, infatti, le cose stanno cambiando».

Perché i dieci si stanno estinguendo?

«Non si gioca più per la strada o nei parchi. I ragazzini vanno nelle scuole calcio due volte alla settimana e lì non c’è nessuno che ha il coraggio di buttare la palla in mezzo a venti di loro e dire: giocate! Iniziano subito a schierarli come omini del Subbuteo, a impartirgli ordini tattici: tu stai di qua, tu devi marcare quello, tu non andare troppo avanti. Pazzesco! Così si blocca la loro libertà di espressione, non riescono più a tirare fuori quello che hanno dentro. Il calcio, a quell’età, deve essere gioco, divertimento e libertà, al resto pensa la selezione naturale. Ai miei tempi quelli bravi stavano in attacco, quelli così così in difesa, gli scarsi in porta (ride, ndr ). Ma, scherzi a parte, è così che nascono i dieci».

Non è simbolico il fatto che giochino senza un dieci in campo due squadre che fanno della solidità del gruppo e dell’organizzazione di gioco le loro armi principali?

«Conte e Mazzarri sono allenatori moderni e il loro è calcio moderno. Che, per inciso, non è meno divertente di quello di un tempo. Voglio dire: ho nostalgia dei dieci di cui parlavamo prima, ma è ugualmente fantastico vedere un’azione di Pirlo e Marchisio! E’ un calcio diverso, ma resta appassionante».

Ma la maglia numero dieci questa sera a chi la darebbe?

«Nella Juventus l’uomo che da centrocampo diventa pericoloso anche in attacco è Marchisio, ma non credo che abbia le caratteristiche per mettersi il dieci sulla schiena. Nel Napoli c’è Hamsik che gioca più o meno da dieci, ma litiga un po’ troppo spesso con il pallone, soprattutto se penso a chi ha vestito quella maglia nel Napoli».

Il Napoli ha ritirato la maglia, la Juventus quest’anno non l’ha assegnata. Secondo lei i bianconeri dovrebbero ritirarla definitivamente?

«Se arrivasse un giocatore con caratteristiche tecniche di un certo tipo, per intenderci un vero dieci, uno che risolva le partite, allora gli darei il dieci di Sivori, Platini, Baggio, Del Piero… Altrimenti, quella maglia, la terrei da parte, in attesa di un degno proprietario. E più romantico così».

Com’era Platini visto da vicino?

«A volte sembrava quasi presuntuoso. Arrivava lì e ti diceva: se arrivo davanti alla porta dieci volte, segno nove gol, qui dentro sono il migliore. Faceva tutto questo per affermarsi come leader, ma alle parole faceva seguire sempre i fatti e così capivi che la sua non era presunzione, era pura consapevolezza dei suoi mezzi. Così alla fine i compagni gli erano sempre riconoscenti, perché effettivamente risolveva tanti problemi con il suo genio. Altro che presuntuoso».

E Maradona?

«Maradona non faceva mai discorsi di questo genere nello spogliatoio. Anche perché nello spogliatoio lo vedevamo di rado… (ride, ndr ). La cosa più grande di Diego, per me, è il fatto che non ha mai chiesto che la squadra si adattasse a lui, ma si è sempre adattato lui alle esigenze della squadra. Un autentico fenomeno in questo, oggi non ci sono grandi fuoriclasse che ci riescono, gli allenatori devono studiare il modo per metterli nelle condizioni di esprimersi, Diego quelle condizioni se le creava da solo».

E’ un bene o un male che i fantasmi di Michel e Diego continuino ad aleggiare su questa sfida?

«Per me è un bene. Fanno parte della storia, di cui hanno scritto pagine memorabili e gloriose. E’ un motivo di orgoglio per questi due club e un stimolo a onorare la loro classe per chi va in campo, perché stasera io vorrei divertirmi». CNews24

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