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Udinese nel segno di Diego: dal ritiro di Vietri all’annuncio choc della Sinagra al TG1

Si gioca Napoli-Udinese e il ricordo dei tifosi che hanno ormai superato gli «anta» va ad una partita entrata nella storia della squadra partenopea. Nel segno, naturalmente, di Diego Armando Maradona. È il 6 gennaio 1985. Prima stagione in azzurro per il Pibe de oro, arrivato dal Barcellona nel luglio dell’anno appena finito. L’allenatore è Rino Marchesi e le cose, nonostante la presenza del fuoriclasse argentino, non vanno affatto bene. Alla tredicesima giornata, il Napoli è terz’ultimo con nove punti (era ancora l’epoca dei due punti per la vittoria). C’è qualcosa che non funziona all’interno del gruppo e allora ecco la soluzione, sempre la stessa in questi casi: squadra in ritiro. Ma a Vietri sul Mare si presentano tutti ad eccezione di Maradona. Un affronto per gli altri giocatori, che ancora non si erano abituati alle bizze del Pibe: Castellini, Bertoni, Bagni puntano i piedi e allora tocca a capitan Bruscolotti convincere Maradona a recarsi a Vietri, dove avviene il chiarimento. Il giorno dopo, ecco il match con l’Udinese. In un’atmosfera più da Friuli che da capitale del Sud: freddo, fango e vento per una partita memorabile, con un risultato che in Italia è sinonimo di leggenda del calcio: 4-3 per il Napoli contro i friulani allenati dall’ex Luis Vinicio. Con due reti di Maradona (entrambi su rigore) e due di Bertoni, ovvero i due argentini che si erano ritrovati a Vietri. L’Udinese era passata in vantaggio al 12’ con Edinho, sempre su rigore, aveva pareggiato (2-2) con Miano, poi nel secondo tempo era caduta sotto i colpi di Maradona e Bertoni prima di trovare il terzo gol (ormai al 40’) con Billia. La storia vuole che da quel patto sarebbe nata la squadra azzurra più forte di sempre.

L’anno successivo arrivò l’espulsione di Maradona per una testata a Criscimanni. All’ennesimo fallo la reazione, la testata e il rosso. «Quando dopo aver colpito il ginocchio, ti dicono ti spacco le gambe, umanamente questo tipo di reazione si può capire» la giustificazione dell’allenatore azzurro Ottavio Bianchi. Nel film di Napoli-Udinese non manca la rivelazione choc. È quella che Cristiana Sinagra fa al Tg1 alla vigilia del match dell’anno seguente. «L’ho chiamato Diego perché è il frutto della mia relazione con Maradona». Partita finita 1-1 e silenzio stampa. Nel 1989 Napoli completamente italiano il 3 settembre. Partita finita 1-0 con un gol di Renica ma i sudamericani dovevano ancora rientrare dalle ferie e con essi Maradona che prolungò il suo soggiorno a pesca di dorados tanto che la Domenica sportiva aprì il servizio sull’incontro titolando «Core ‘ngrato» . Nella storia della sfida, una sola partita è valsa per la classifica. Torneo 1951/52, con Napoli e Udinese entrambe in serie B. Prima contro seconda e al Vomero c’erano trentamila spettatori senza contare quelli assiepati sui tetti delle case. È stata la prima sfida tra napoletani e friulani. Risolse l’azzurro De Andreis (1-0). Poi l’anno successivo fu Vitali con una tripletta a mettere fine all’imbattibilità dell’Udinese (4-2). A seguire, trent’anni di oblio, poi un match tra fuoriclasse: Krol contro Zico e 2-1 per il Napoli. Negli ultimi anni, l’Udinese è stata la «vittima» preferita di Lavezzi: nel 2008 una doppietta, nel 2011 il primo gol del successo per 2-0 messo al sicuro da Maggio. Il Mattino

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